venerdì, 04 luglio 2008
Grave
I

Àgito parole - e dalle stesse
inevitabilmente vengo agìto.

II

Àncora di momenti non concessi -
divelta dallo strappo di un ancòra.

III

Sottile è la violenza che sottende
la cieca luce di ogni gioia nuova
che brancoli sospesa sul taciuto
per tema di esondare da quegli argini
eretti a contenere il lento corso
dell'animo nutrito di abbandono
e tuttavia conosco l'inebriante
e tremula vertigine dell'attimo
racchiuso dentro un calice di apnea -
e l'eco del dolore che ribatte
si nutre come arcigno parassita
dell'aria che vorremmo liberare
legandoci in un tuffo senza rete.
In fondo non ho ancora detto niente.

[... Buongiorno...]
Accenti | bofonchiato da alle ore 04:38
commenti (8) spippolati | commenti (8) (popup)
orbite: visioni, stagioni, massimi sistemi, egomet, young dog, coaguli sparsi
mercoledì, 02 luglio 2008

Waterhall 

Tutto ricominciò con un'estate ignava

The DreamerNon ho mai messo piede a Venezia e non mi manca.
Con questo non posso escludere che, a capitarvi un giorno o una notte, rimanga stregato da qualche mattone, o da un paio di gambe che fendono la frenetica immobilità di pensieri vuoti.
Intanto mi accontento, quando capita, di percorrerne canali piazze corti con piedi ed occhi altrui, reali o derivati da sogni di più o meno illustri sconosciuti, tra le righe di un romanzo, i balloon di un fumetto, i volti di un film.
Ancorché minimo, magari asfittico, mi soccorre il dedalo del mio cortile metaforico, cui non mancano canali e lagune. E perdendomi nel quale, a volte, capita di imbattersi in una Corte Sconta detta Arcana tutta mia.
Non saprò mai, prima di finirci dentro, che fosse proprio lì. Non potrei dire se vuota o brulicante di assenze. Rassicurante o minacciosa. O tutt'e due.
Generalmente vi capito di notte o nel crepuscolo, ma può rifulgere anche il sole, pur se di rado. Col tempo ho potuto constatare che, all'inizio, vi regna sempre uno statico silenzio, destinato a cominciare a scorrere siccome fiume placido oppure a disvelarsi, corolla dal bocciolo, nei fuochi pirotecnici di parole frasi gesti accavallati, vicini e roboanti come lontani ed ovattati.
E sarà un valzer di giostra - o forse l'azzoppato cigolìo di un cavalluccio a dondolo.
Sarà l'incontro con qualcosa che mi attende o che cercavo - o che credevo di aver dimenticato.
Forse me stesso.
Forse un estraneo.

Forse è la stessa cosa.

Quadernetto dei sogni #0 | bofonchiato da alle ore 13:52
commenti (5) spippolati | commenti (5) (popup)
orbite: neuroni, prose, young dog, quadernetto dei sogni
lunedì, 30 giugno 2008
Inner Past
The Same Deep Water as Youth

Non basta calibrare mitridatici dosaggi per evitare lo sconquasso delle vene. L'apprendista stregone troppo spesso dimentica che l'alchimia non è una scienza esatta, seppure ve n'è una, e gli elementi che concorrono a comporre il distillato melancolico, seppure non alcolico, conoscono tassonomie devianti, lontane parentele come vincoli incestuosi, oscure transizioni da liquido a gassoso e quindi a solido,  macigno che si pianta nelle viscere.
Impunemente ci si addentra sul sentiero tracciato dalle orme dei tuoi passi. E forse proprio il mantenersi concentrati a ricalcarle una per una, recitando mentalmente il mantra del rispetto per non disseminare scorie ed inquinare l'equilibrio delicato dell'assenza, lascia al morso di correnti non udite, tra le stanze e i corridoi, dimenticati nervi.
Troppo tardi mi sovviene quanto già dovevo immaginare mentre giro in tondo, tornando sui miei passi che hanno ormai velato i tuoi. Fallace specchio è quello che riflette l'arrampicarsi da una parola all'altra, traendo da stralci di sequenze la favola di chi non ha preteso di conoscere per segni, ma solo d'inseguire tracce labili per dire un giorno: eccomi qui.
E adesso quattro note arpeggiate su due accordi cancellano il portale di un labirinto vuoto. Deposte, come a caso si mette un semplice pedone a dare scacco matto, nell'aria che ora trema preannunciando lo spegnersi del mondo.
In bilico nel limbo, mi arrendo all'evidenza che volevo tuttavia soltanto vaccinarmi contro l'assuefazione, ed ho sete di veleno e terremoti.

Kaleidoscope

Why don't we just bleed together
Walking hand in hand alone
'Cross the maze we're drowning through
Where our ghosts they keep on dancing
An then fade out 'round the bend
In the Carnival of grass
Will you take me to the past
To forget it all again
Painting silently on your face
Just the smile I've always dreamt
While you lock the chain at once
In the funeral of glass.

Mesto di sciocchezze il silenzio è ricettacolo.
Missive Attack #2 | bofonchiato da alle ore 08:14
commenti (17) spippolati | commenti (17) (popup)
orbite: visioni, stagioni, massive attack, prose, young dog, racconti epistolari, funeral party, unfairy tales, die/ary
domenica, 29 giugno 2008
Riverman
May I introduce myselfish?



Ce ne saranno svariati miliardi, di calendari personali dove alcuni o
forse troppi giorni si perdono senza r
umOttoGore, ma ho la ventura d'averne beccato uno che, appena nato (all'epoca), ha chiuso tra il 17 e il 19 del mio mese il buco del mio giorno.
Come due parent
esi - con dentro il nulla.
Nei giorni dell'epif
ania felice magari penserò a due braccia - ma intanto il tempo scorre come le gocce di sudore che striano le mie braccia o il mio costato magro.
Mi assale un dub
bio amletico e profondo: come sarebbe la mia vita se non avessi mai fumato - mi ci vedo poco a stralunare gli occhi sul proscenio, scaracchiando cazzate esistenziali con un pacchetto in mano, tuttavia.
Il pendolo tratteggia periodiche maree, ed oggi vale ieri mentre oscuro il domani fa aggio sulla sera - e notte buia a volte è il presentire l'alba.


Le cose s'inceppano vagheggiando calma piatta.
E non stupisce e non soddisfa.
Tuttavia l'importante è rimanere concentrati.
Tenere ferma la barra del timone.
E non lasciarsi fuorviare dal groviglio.
Rovistare tra le giuste cianfrusaglie.
Attendere continuando a camminare.
Accucciarsi in un abbraccio regalato piano.
Domani i ruoli possono invertirsi.
Uncini nello stomaco strappare via cadaveri.
Non domandare se non vuoi sapere.
A volte tuttavia non puoi tacere.
Siocchezze più preziose dell'ambrosia.
Cimeli da buttare per potersi poi guardare.
Oscurità, timore, pigrizia e delusione.
Non devo sottovalutare la forza del tuo polso.
Oscurità, tepore, delizia ed effusione.
Sarà poi giusto impaludare la finestra?
Ciascuno passi la sua spugna sul passato.
Identità scambiate per stanche elencazioni.
Un altro giorno volge al termine in silenzio.
Tra mille mute grida e poco altro.
Aspetto ad occhi chiusi per guardare.

Soulsurfer
Otto Gruhl's Chronicles #9 | bofonchiato da alle ore 23:35
commenti (7) spippolati | commenti (7) (popup)
orbite: stagioni, massimi sistemi, egomet, young dog, coaguli sparsi, die/ary, vodka shots, ottugrullo, otto gruhls chronicles
domenica, 29 giugno 2008
BendShadow of a Doubt

Non desta meraviglia la mandragora
Che attende indifferente la caduta
Di calde gocce sradicate piano
E senz'appello al condannato muto
Obeso di parole tralasciate
Tra un dubbio e una domanda malcelata,
E lieta cresce di sospetto piena
Nel vuoto basculante del cadavere
Che ghigna soddisfatto di sconfitte
Dipinte sull'altare del martirio
Dell'unico pronome che sottende
L'atavico iterarsi dell'oblio.
Venti Contrari #6 | bofonchiato da alle ore 01:51
commenti (2) spippolati | commenti (2) (popup)
orbite: visioni, massimi sistemi, young dog, venti contrari, funeral party, unfairy tales, vodka shots, patatosta
sabato, 28 giugno 2008
Thin Line
The Thin Line Between...

Entra con la brezza che precede l'albeggiare, più diafana della luce che trasformerà degli spazi vuoti in finestre quotidiane. Entra piano. E la ritrovo momentaneamente cristallizzata nella linearità essenziale della tazza di caffè, quella di vetro trasparente, nemmeno tanto bella - ma si sa: mia, duramente guadagnata consumando quindici caffè in quel dato bar, tempo fa.
Sorseggio, già biascicando l'ennesima sigaretta di questo risveglio antelucano, ed accarezzo quella piccola e leggera forma di consapevolezza, che adesso fluttua ad un'altezza indefinita per la stanza - ma non si avvicinerà più alla finestra donde è entrata.
L'ho chiamata io, passeggiando un po' distratto sul tappeto erboso di parole estranee, cercando di non fossilizzarmi in preconcette convinzioni di poter riconoscere, tra qualche scheggia di vetro sparsa qui e là, forme note, riflessi di caleidoscopio che ballano soltanto nei miei occhi - e forse nemmeno più lì.
E adesso è qui e volteggia. La difficoltà sta tutta nel focalizzarla per tenerla viva. Nel muovermi restando fermo. Né troppo distratto dal mio sgattaiolare lontano da lupi, tigri e orsi, né troppo concentrato sul dito che insegue la forma evanescente, che brilla sotto il pelo dell'acqua.
Pur se di fiume è sempre un letto, e dolce vorrei che scivolasse nel riposo.


Passi #3 | bofonchiato da alle ore 06:42
commenti (4) spippolati | commenti (4) (popup)
orbite: citazioni, musica, stagioni, neuroni, egomet, massive attack, coaguli sparsi
sabato, 28 giugno 2008
Forbidden Colours
Ti offendi se ti chiedo se ti offendi?

- (Glu glu glu) Non posso farci niente se alcune persone me ne ricordano delle altre.
- E chi dice niente, Sick. Solo, magari, non dirglielo.
- Ma so benissimo che spacca di brutto. (Glu glu glu) Non è la relativa somiglianza che conta. Magari nemmeno c'è. (Glu glu glu) È il colore dell'emozione, il suo gusto, il suo calore.
- ...
- Fest.
- ...
- Capito? È quello, quella cosa, che voglio comunicare. (Glu glu glu) No. (Glu glu glu) La gioia dell'epifania. La fenditura nel continuum. La visione del tempo come retta che svetta dal mio passato al futuro di un indefinito "noi"...
- Capito, Sick, la fenditura, come no, la retta che svetta.
- (Glu glu glu) Eh?
- Ti stai sbavando addosso, Sick.
- (Wrap) Eh?
- Niente.
- ...
- ...
- Ma tu li vedi i colori?
- Sei vestito di nero.
- Vaffanculo, Fest.
- Sì, va bene, ma non dirglielo.
- ...
- ...
- Fest...
- Oh.
- Gliel'ho già detto.
- Passa qua l'otre, va' (Glu glu glu).
Urne Funerarie #4 | bofonchiato da alle ore 00:47
commenti (9) spippolati | commenti (9) (popup)
orbite: massimi sistemi, neuroni, vodka shots
giovedì, 26 giugno 2008
Pale BlueAria sulla quinta corda dell'impiccato

Lessicali equilibrismi a schiaffeggiare
la vertigine del buio che ti alita
alle spalle e a dirti vieni,
avanza a sguardo fisso nei miei occhi
che ti afferrano – perché,
per quanto luminosa, la tua fame
non fugherà
di tenebra quel velo
nel battito
di palpebre intuito
ma sai che non ti mento
e sotto, tra il piede che sollevi
dalla lama che
speranza divide
e delusione, e l'altro fermo
ancora - guarda - ti sussurro.
C'è l'abisso.

Smog #14 | bofonchiato da alle ore 00:52
commenti (2) spippolati | commenti (2) (popup)
orbite: visioni, massimi sistemi, smog, young dog, coaguli sparsi
martedì, 24 giugno 2008
FlowSemplice

Seguire la corrente che respira
Tra rapide ed anfratti e mulinelli
Precipitando nell'abisso bianco
E ritrovarsi vivi
Esausti nella calma elementale
Mentre la roccia vibra ancora tesa
Riverbero di retina affamata.

Altre Lande #11 | bofonchiato da alle ore 12:52
commenti (8) spippolati | commenti (8) (popup)
orbite: visioni, stagioni, altre lande, young dog
lunedì, 23 giugno 2008
Gravity's Rainbowls
Gravity's Rainbowls

Il problema delle altre menti, ad essere comuni mortali e non Descartes, Dennett o Davidson (tanto per fermarci all D come Demente), si rivela comunque direttamente imparentato al problema della propria mente: come evitare d'essere irrimediabilmente percepiti ed esperiti quali scintillanti cazzoni.

Formulazione sintetica: uno, nessuno e centominchia.

Svirgolata para-paradossale: ammettendo la fallibilità, la cocente erroneità e correggibilità delle proprie autopercezioni, credenze (anche minime, tipo comodini o beauty-case) e autoattribuzioni, come posso rilevare e valutare oggettivamente l'errore?
Presumibilmente la soluzione quotidiana passa attraverso la versione non banale dell'idea di perdono. Si perdona la propria presunzione di avere una speciale autorità su quanto sentiamo in noi stessi senza la coscienza di uno specchio esterno e, a cascata, si perdona l'indulgenza verso la derivata di tale autorità, attraverso la quale attribuiamo ad altri da noi dati stati intenzionali. Da questo compromesso tiriamo fuori qualcosa di simile alla coerenza narrativa e vediamo se impalarci sul primo spigolo a portata oppure se possiamo respirare piano e  concederci un perdono più meditato, al di là della facile autoflagellazione sterile o del passare sette volte sul cadavere del nemico, trovando la forza, la volontà e - indispensabile - il piacere di accogliere e donare "parole straniere", di tradurci in versioni apparentemente nuove, quantomeno differenti.

Fa caldo. Sento caldo. Il termometro urla che fa caldo. Trangugiare vodka non aiuta ad equilibrare il delta-v termico - ma io penso in termini di delta-vulva, e chiaramente non aiuta, specie se "chiaramente" lo si pensa espresso "col cazzo".
Fa oggettivamente caldo e sto cercando una ragione oggettiva da appiccicare all'immagine postata, che vada al di là dell'oggettivo e soggettivo desiderio di spellarmi, altro che togliersi gli slip o gli shorts, ma forse in tutto questo rapprendersi di sudate a ripetizione e chiacchiere dementi c'è soltanto una pervicace testardaggine nel puntare il dito verso il cielo notturno e fare bang.

C'è qualcosa di bello, nello schifo mareggiante, ed un buon riassunto farebbe a meno di quanta merda posso intuire nel prossimo, se riferita a me mentre faccio castelli di stronzi con quanto penso del "nemico".
La differenza tra una faida e me sta nel fatto che non devo dimostrare niente.
Non ho nemici.
Se mai, ostacoli.
Da buona am(o)eba cambio strada una prima volta per togliermi dal tuo callo, ed una seconda per non spezzarmi da solo le ginocchia.

Intanto fa caldo - ma dicono che altrove spirino leggere folate di vento, e allora via gli slip o gli shorts, e ben venga anche il sudore a disperdere l'ipertermia.
The Not Parade #2 | bofonchiato da alle ore 22:52
commenti (10) spippolati | commenti (10) (popup)
orbite: stagioni, massimi sistemi, neuroni, egomet, coaguli sparsi, die/ary, vodka shots, ottugrullo, territorial pissings, patatosta